L’eccellenza della Canapa italiana è stata a lungo frutto di una imponente produzione che serviva a rifornire il mondo intero.

L’Italia è stata per secoli, fino alle prime decadi del ‘900, il secondo produttore mondiale di canapa dopo l’Unione Sovietica. In tutta la penisola, ancora nel 1910, si coltivavano a canapa oltre 80mila ettari di terreni.

Una materia prima prodotta da Nord a Sud

Sebbene vi fossero città e regioni dove la produzione fosse più concentrata (come Ferrara e in generale l’Emilia Romagna, o Carmagnola nel torinese), la produzione di Canapa e la sua trasformazione erano attività presenti più o meno in tutta la penisola nostrana, in quanto il clima italiano (almeno quello di un secolo fa e oltre, precedente ai recenti eventi climatici) era perfetto per coltivare questa pianta.

Tra gli anni ’40 e ’50 del Novecento l’Italia era uno dei paesi al vertice nella produzione di canapa.

Non a caso l’eccellenza della Canapa italiana era apprezzata in tutto il mondo.

Secondo Coldiretti a quei tempi in Italia erano ben 100.000 gli ettari coltivati a Canapa, un dato che collocava il nostro paese al secondo posto al mondo, dopo le sterminate coltivazioni dell’Unione Sovietica.

Perché la produzione iniziò a diminuire fino a scomparire?

Il declino della produzione di Canapa in Italia iniziò nella seconda metà degli anni ’40, per poi proseguire vertiginosamente nei due decenni successivi.

Le ragioni alla base di questo fenomeno furono sostanzialmente due: negli anni dell’industrializzazione e della ripresa economica, la fase storica italiana denominata “boom economico”, vennero introdotte sul mercato nuove fibre sintetiche come il nylon.

I nuovi materiali si imposero neanche troppo gradualmente nelle filiere produttive, facendo sì che la canapa venisse abbandonata per quelli che oggi sono considerati materiali inquinanti e colonna portante del “fast fashion”.

Quando questi materiali furono inventati, erano decine di volte più costosi e difficili da lavorare rispetto alla Canapa (cotone compreso).

Col passare dei decenni però vi erano stati forti investimenti su questi materiali, mentre il lavoro e la produzione di Canapa erano rimasti per lo più gli stessi da secoli.

Un altro fattore che determinò il declino della produzione di Canapa fu la campagna internazionale contro gli stupefacenti che ha intaccato la “reputazione” della pianta.

Nel 1961 anche l’Italia sottoscrisse la “Convenzione Unica sulle Sostanze Stupefacenti” (aggiornata nel 1971 e nel 1988) che aveva tra gli obiettivi l’eliminazione della Canapa entro 25 anni.

La parola “fine” a questa prima parte della storia della coltivazione di Canapa in Italia venne scritta nel 1975 con la “legge Cossiga” (Legge n. 685 del 22 dicembre 1975, “Disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope”), con cui, di fatto, la Canapa quasi sparì dal territorio nazionale.

Una questione di interessi economici e politici

Quando si parla di storia della Canapa in Italia, è opportuno tenere in considerazione quelli che erano gli interessi economici, industriali e politici dell’epoca.

La guerra alla Cannabis inizia negli Stati Uniti, dopo gli anni fallimentari della lotta agli alcolici, e fu alimentata da vari interessi più che da una qualche verità di fondo.

Nelle vare leggi che man mano misero al bando la Cannabis, non venne fatta distinzione con la Canapa industriale, anche perchè vi erano nascenti settori (come quelli del nylon, della carta e del petrolio appunto) per i quali la Canapa rappresentava un ostacolo.

Quando poi gli Stati Uniti “esportarono” queste leggi nel resto del mondo, anche lì nessuno si preoccupò di distinguere la pianta in base agli usi.

In Italia, ad esempio, negli anni del fascismo Mussolini prima incentivò la produzione italiana di Canapa, poi la mise al bando quando strinse rapporti con gli Stati Uniti e la iniziò a chiamare “droga dei negri”.

Questo punto di vista della storia merita un ulteriore approfondimento che tratteremo più avanti.

I giorni nostri

La Canapa negli ultimi anni ha cominciato a risorgere, sempre più forte.

Sebbene le tecnologie necessitino ancora di forti investimenti, il futuro è sicuramente più roseo del secolo scorso.

Per approfondire le fasi di lavorazione della Canapa, vi rimandiamo all’articolo di DolceVita Magazine.